Hringvegur, il giro d'Islanda
Un anello di milletrecento chilometri che stringe l'isola, la Hringvegur è la strada che tutto racconta: acqua, pietra, ghiaccio e fuoco che si alternano senza tregua.
Si parte dal sud, dove le cascate cadono come sipari Seljalandsfoss si attraversa da dietro, Skógafoss e Þórufoss si ascoltano prima ancora di vederle. La costa nera di Reynisfjara e l'arco di Dyrhólaey guardano un Atlantico che non conosce quiete.
Verso est il paesaggio si fa silenzio bianco: gli iceberg alla deriva di Jökulsárlón, la mole immobile del Vatnajökull, ghiaccio che sembra respirare piano.
Nel cuore dell'isola, Landmannalaugar dipinge le montagne di ocra e ruggine, un altipiano che pare disegnato più che formato. Krafla e Geysir ricordano che sotto ogni passo la terra è ancora incandescente vapore che sale, zolfo che pizzica, geometrie impossibili di lava raffreddata.
Chiude il cerchio l'est, con i fiordi e le case colorate di Seyðisfjörður, le gole nascoste di Múlagljúfur, l'acqua che scende a Godafoss e Hengifoss come un congedo.
Un giro completo, un'isola che si ripiega su se stessa e resta addosso, ben oltre l'ultimo chilometro.







